Come leggere una carta topografica da trekking

Come leggere una carta topografica da trekking

Come chiunque può intuire, la Terra (paragonabile grosso modo a una sfera) è difficilmente rappresentabile su carta. Questa premessa è indispensabile per capire come le carte geografiche, per quanto curate, costituiscano una rappresentazione ridotta, approssimata e simbolica della superficie terrestre. Ogni sfera può essere tagliata a spicchi (come un’arancia) o a fette (come l’ananas). Nel caso della sfera ‘Terra’ riconosciamo un asse di rotazione e due poli alle sue estremità. Tagliandola esattamente a metà nel punto della sua circonferenza massima, abbiamo l’Equatore. Esso può altresì essere definito come l’unione di tutti i punti equidistanti dai due poli.

Agli ‘spicchi’ corrispondono i meridiani, linee immaginarie che uniscono tutti i punti aventi il mezzogiorno allo stesso momento. Ogni meridiano ha, dalla parte opposta della Terra, il suo antimeridiano. Alle ‘fette’ corrispondono i paralleli, linee immaginarie parallele all’Equatore. Il numero di meridiani e paralleli è infinito. Per ogni punto della Terra passano un solo meridiano e un solo parallelo. Da questo si deduce che, con opportune misurazioni, è possibile definire con precisione la posizione di qualunque luogo della Terra. Gli strumenti di cui ci si avvale sono la latitudine e la longitudine. La prima esprime la distanza dall’equatore di un punto situato su un meridiano. Poiché i meridiani formano un semicerchio (vanno da Polo a Polo) tale distanza si esprime in gradi da 0° (equatore) a 90° Nord (Polo), da 0° (equatore) a 90° Sud (Polo). La seconda esprime invece la distanza di un punto, situato su un parallelo, rispetto a un meridiano fondamentale (che, notoriamente e convenzionalmente, è quello di Greenwich). Tale distanza va da 0° a 180° Est, da 0° a 180° Ovest.

 

Le carte geografiche

Le carte geografiche rappresentano in una superficie piana tutto il globo o una parte di esso, per mezzo di linee, tratti, ombre, colori e segni convenzionali. Si tratta, perciò, di rappresentazioni totalmente simboliche. Parte principale di una carta geografica è la rete dei gradi, formata dai paralleli e dai meridiani, tra i quali è compresa una data regione. Nelle carte geografiche che rappresentano tutta la Terra divisa in due emisferi, la latitudine è segnata sulla circonferenza meridiana, e la longitudine sulla linea equinoziale; nelle altre carte, la latitudine è segnata sui margini laterali, e la longitudine sul margini inferiore e superiore. Nella maggior parte delle carte attuali il Nord è in alto, il Sud in basso, l’Est a destra e l’Ovest a sinistra di chi guarda la carta. anche se, storicamente, abbiamo avuto carte orientate a EST (tutte quelle che privilegiavano il sorgere del Sole, se cristiane il Paradiso Terrestre, Gerusalemme luogo della Passione, ecc), oppure verso Sud (specialmente arabe e cinesi), raramente orientate a Ovest (molte carte nautiche, specie portoghesi)

 

I simboli cartografici
Una carta geografica, oltre ad essere ridotta e approssimata, è anche  simbolica, perché i vari elementi fisici ed antropici presenti sulla Terra, come rilievi, mari, fiumi, città, colture, ecc., vengono rappresentati con segni convenzionali o con colori il cui significato è spiegato da una legenda  apposta ai margini della carta. Tra i simboli più comuni meritano particolare  attenzione quelli relativi alla rappresentazione del rilievo.

Lo sfumo consiste nel mettere in risalto le parti prominenti di un rilievo con  un’ombreggiatura di uno stesso colore più o meno estesa, a seconda della  pendenza.

Le tinte altimetriche consistono in colori che variano con  l’aumentare dell’altezza, e si usano di solito negli atlanti scolastici.

In genere si usa il verde per le pianure al di sotto dei 200 metri, il marrone chiaro per le zone comprese tra 200 e 500 metri, il marrone più scuro per le zone che vanno da 500 a 1.500 metri ed il rosso cupo per le zone più elevate.

Le curve di livello

Le curve di livello, dette anche isoipse, dal greco isos =“uguale” e iupsos = “altezza, sono linee che uniscono tutti i punti aventi la stessa altezza sul livello del mare. Esse costituiscono il sistema più perfetto per rappresentare i rilievi e vengono usate nelle carte a grande scala, come quelle topografiche.

 

Le curve di livello si ottengono immaginando di intersecare un rilievo del terreno con dei piani paralleli alla superficie del mare e distanti fra loro ad intervallo regolare; l’insieme dei punti dove i piani incontrano il rilievo sono rappresentati da linee continue più o meno sinuose aventi la stessa quota, che rappresentano appunto le curve di livello,la cui proiezione in piano è l’isoipsa.Le isoipse presentano, quindi, due proprietà: l’equidistanza e l’intervallo. L’equidistanza esprime il dislivello che sulla superficie terrestre esiste tra due curve successive ed è un elemento costante, mentre l’intervallo è la distanza che intercorre tra due curve successive sulla carta ed è un elemento variabile in rapporto alla ripidità dei pendii. Ne deriva che quanto più l’intervallo è minore, cioè dove le isoipse  risultano più ravvicinate, tanto più la pendenza è accentuata. Inoltre è facile  dedurre che le isoipse, se hanno un andamento regolare, indicano un rilievo con  morfologia dolce; se presentano un andamento tortuoso, invece, sottintendono  una morfologia accidentata. Dalle isoipse, insomma, attraverso un semplice sistema di proiezioni si può ricavare il profilo altimetrico di una montagna,  cioè la sua reale configurazione. Nelle carte topografiche nell’ambito delle  isoipse, o curve di livello, si distinguono: le curve direttrici, rappresentate da una linea più marcata e con equidistanza di 100 m; le curve intermedie, rappresentate da linee continue di tratto più fine delle precedenti, con equidistanza di 25 metri e le curve ausiliari, rappresentate da linee tratteggiate la cui equidistanza è di solito di 5 metri. Per rendere più plastica la rappresentazione del rilievo, nell’esecuzione delle carte si introduce spesso il lumeggiamento, si cerca cioè di evidenziare certe parti creando un contrasto chiaro-scuro, illuminando alcune zone ed ombreggiandone altre. Se la sorgente luminosa si immagina allo zenit, ossia sulla verticale del foglio di
rappresentazione del terreno, si ha un lumeggiamento zenitale, per cui risulteranno ben illuminate le cime e le creste e saranno più in ombra le parti basse dei rilievi e le zone a forte pendio. Nel lumeggiamento obliquo, invece, si suppone la sorgente luminosa posta a NW ed a 45° di altezza sul foglio: saranno quindi ben illuminate e chiare le zone poste a NW, poco quelle rivolte a N e a W ed oscure le altre.

altri simboli cartografici…

La scala

Dall’evidente difficoltà di trasformare la superficie sferica della Terra in una superficie piana, alterando il meno possibile le distanze e l’ampiezza degli angoli, deriva la molteplicità delle soluzioni adottate da vari cartografi nel corso della storia. Elemento comune a tutte le riproduzioni cartografiche è la scala numerica di riduzione, ovvero il rapporto tra la lunghezza effettiva del terreno e quella riportata sulla carta. Essa si scrive solitamente come frazione con nominatore 1 e denominatore pari al numero di volte per cui la grandezza misurata è stata ridotta. Così, 1:10.000 indica che 1 centimetro sulla carta equivale a 10.000 centimetri (100 metri), 1:25.000 indica che 1 centimetro sulla carta equivale a 25.000 centimetri (250 metri). Tutte le carte che vogliono definirsi tali dispongono, a margine, dell’indicazione riportante la scala adottata. Quelle un po’ più serie hanno anche una scala grafica. Si tratta di un segmento di linea suddiviso in piccole parti (solitamente corrispondenti a chilometri), il cui utilizzo è intuitivo. La distanza misurata con questo sistema è ‘planimetrica’ o ‘in linea d’aria’ (ossia non tiene conto dei rilievi del territorio). In montagna si usano sempre carte topografiche (con scala compresa tra 1:20.000 e 1:150.000 circa).

la carta topografica: una rappresentazione simbolica della realtà…

Per muoversi nell’ambiente, qualsiasi esso sia, è necessario sapersi orientare perché questo significa sapere dove ci si trova rispetto a un punto che si vuole raggiungere e come raggiungerlo; orientarsi consente anche di apprezzare meglio tutto il territorio che ci circonda. La carta topografica è quindi una rappresentazione ridotta, approssimata e simbolica, della superficie terrestre. La riduzione avviene in base ad un rapporto prestabilito tra la distanza reale misurabile tra due punti sul terreno e la distanza misurabile tra i due punti che li rappresentano sulla carta; questo rapporto è detto “scala” e per esempio l’indicazione 1:50.000 significa che 50 metri sul terreno corrispondono a 1 millimetro sulla carta e viceversa. Avendo a disposizione queste carte si può:

 

 

• avere un’idea abbastanza reale del terreno;

• misurare le distanze;

• studiare il cammino da percorrere;

• stabilire la posizione in cui ci si trova in un determinato momento.

Essendo una rappresentazione bidimensionale di una realtà tridimensionale, per mettere in evidenza i rilievi e la pendenza del terreno si utilizzano le curve di livello, sono linee che collegano punti della superficie alla medesima altezza. Dove le curve di livello sono più fitte indicano una forte pendenza del terreno, dove sono più rade indicano una zona pianeggiante o leggermente inclinata. Non tutti gli oggetti di interesse pratico possono essere rappresentati sulla carta rispettando la loro scala e pertanto si ricorre a simboli convenzionali elencati a margine della carta con i rispettivi significati con i quali è opportuno prendere confidenza; questi si riferiscono a costruzioni, strade, corsi d’acqua, vegetazioni, ecc. Le isoipse o curve di livello rappresentano il rilievo del terreno, dando una visione plastica dei dislivelli (sulle carte 1 : 25.000 una curva isometrica è disegnata ogni 25 metri).

Quanto più le isoipse sono vicine tanto più ripido è il pendio che rappresentano. Di ciò bisogna ricordarsi quando si misurano le distanze sulla carta: la distanza reale sarà tanto maggiore quanto maggiore sarà la pendenza. Disegnando graficamente un triangolo rettangolo (si prenda come base uno dei due cateti) in cui la base equivale alla distanza calcolata sulla carta e l’altezza al dislivello calcolato con le curve di livello, si può trovare la distanza reale da percorrere che è uguale all’ipotenusa del triangolo così fatto.
Fondamento di ogni carta topografica è la rete costituita dai meridiani (linee immaginarie verticali, che vanno da Nord a Sud, passanti per i poli e perpendicolari all’Equatore) e dai paralleli (linee immaginarie orizzontali, orientate da Est ad Ovest parallele all’Equatore), alle quali è riferita, con longitudine e latitudine, la posizione di ciascun luogo. La longitudine si conta dal meridiano 0 (Greenwich) ed aumenta verso Est e verso Ovest fino a 180°. Lo zero della latitudine è l’Equatore dal quale le latitudini vanno aumentando verso Nord e verso Sud fino a 90° che corrisponde al Polo. Ogni grado è diviso in 60 minuti (‘) e ciascun minuto in 60 secondi (”). Una carta topografica dei luoghi che ci apprestiamo a visitare non dovrebbe mai mancare nello zaino e, durante un trekking, va consultata spesso, non solo quando si perde l’orientamento, ma anche durante il percorso. Memorizzare preventivamente elementi del territorio rilevati dalla carta, significa, lungo il cammino stesso, sapere sempre con buona approssimazione dove ci troviamo…

 

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