A7 Foce del fiume Ombrone

A7 Foce del fiume Ombrone

30 maggio 2014

Partenza: Parcheggio Marina d’Alberese
Percorso: 5,6 Km circa .

Durata: 2 ore.
Difficoltà: semplice. Ciclabile. Attrezzato per persone diversamente abili.

Il percorso è molto semplice ma regala suoni, colori e profumi assai diversi. Dalla verde Pineta Granducale si passa alle ampie distese palustri che abbracciano il tratto terminale del fiume Ombrone. Una sosta all’osservatorio ornitologico fa scoprire le diverse specie di uccelli che frequentano le zone umide del Parco. Il percorso ad anello continua con un camminamento sull’area palustare, per poi continuare lungo l’argine del mare fino di nuovo ad entrare nella pineta.

 Questo itinerario costituisce una chiave di lettura della Maremma, nel senso della sintesi del secolare rapporto, spesso sofferto, tra uomo e natura. Procedendo dalla località Spergolaia verso il mare si attraversa la vecchia tenuta Granducale Lorenese. L’intero comprensorio, infatti, costituisce il nucleo agricolo dell’Azienda di Alberese acquistata da Leopoldo II di Lorena, Granduca di Toscana, nel 1839 dai conti Corsini di Firenze. Era nelle intenzioni lorenesi farne un’azienda modello, bonificando sia in chiave ambientale che morale un territorio tormentato da flagelli storici quale la malaria, il sottosviluppo, l’analfabetismo, la servitù politica secolare, l’isolamento. Ne risulta un modo di conduzione agrario peculiare, basato sulla ceduazione della macchia, sulla coltura della vite, dell’olivo, sul pascolo del bestiame semibrado, sull’utilizzazione della pineta domestica. E’ impossibile giungere alla bocca del fiume Ombrone senza notare le mandrie di vacche maremmane dalle corna lunate, i maschi da riproduzione giganteschi e primordiali, i puledri e gli stalloni. Appartengono a due specie autoctone miracolosamente sopravvissute al declino del loro allevamento durante la fine del secolo.

La foce del fiume Ombrone è un tipico esempio di zona umida costiera. L’ittiofauna deltizia è particolarmente ricca di anguille, cefali, cavedani, lucci, carpe, trote  e delle pregiatissime spigole. Qui la vista può veramente spaziare e la prospettiva che si apre sulle paludi della Trappola materializza il carattere di una popolazione che si è plasmata su orizzonti in cui la terra si perde nel mare ed entrambi si sfumano nel cielo.

Tratto da “Parco Naturale della Maremma” Belforte Grafica – Livorno

 

 

 

 

 

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